domingo, 15 de abril de 2018

Chievo-Torino 0-0. Ansaldi si ferma sul palo, punto prezioso per i veneti



Quarto risultato utile di fila per i granata, Maran muove la classifica. Occasione di Belotti nel primo tempo, chance per Cacciatore e Ljajic nella ripresa. Espulso Bani nel finale


Un'azione di gioco. Ansa
Un'azione di gioco. Ansa
Uno 0-0 che accontenta e serve di più al Chievo, non c’è dubbio. Tanto più dopo la sconfitta del Crotone, che ha ridimensionato il peso della vittoria del Cagliari. Il Toro, dopo tre vittorie consecutive, frena: ma più che in proiezione corsa Europa League - un obiettivo comunque complicato - il rimpianto è per non aver sfruttato le due-tre occasioni da gol comunque create, nonostante l’atteggiamento molto difensivo del Chievo.
LE SCELTE — Maran, non avendo Birsa al top, aveva puntato su Castro per compensare all’assenza di Giaccherini. In difesa confermata la coppia centrale Bani-Tomovic, con Jaroskinski a sinistra, e davanti fiducia al nuovo uomo gol, Stepinski, al fianco di Inglese. L’ultimo test ha dato il via libera a Mazzarri, che dunque recupera Ljajic e non rinuncia al 3-4-1-2 delle tre vittorie consecutive, con il serbo alle spalle di Belotti assieme a Iago, che oscilla sul centrodestra. Unica novità il rientro di Rincon, squalificato nell’ultima partita, al fianco di Baselli. Intoccabili i tre centrali e i due laterali, con De Silvestri a destra e Ansaldi a sinistra.
PRIMO TEMPO — La trama del film è chiara da subito: palla al Toro e Chievo allineato (in due linee strette, per il solito 4-4-2) e molto coperto. In quel traffico Ljajic e Iago faticano a chiudere qualunque dialogo con Belotti, dunque la manovra si allarga molto sulle fasce, soprattutto a sinistra dove Ansaldi, al tiro (sballato) già dopo meno di un minuto, mette in difficoltà spesso Bastien. De Silvestri, appena può, fa lo stesso dall’altra parte con Jaroszynski e un doppio pericolo mette in allarme Maran: prima un palo colpito da Ansaldi (con Sorrentino comunque in copertura) e poi un sinistro troppo aperto da Belotti, su splendida ispirazione di Ljajic. Il tecnico del Chievo, così, sceglie di ingolfare ulteriormente il Toro mettendosi a specchio: 5-3-2 con Radovanovic arretrato al centro della difesa, Rigoni play davanti alla difesa, Castro e Bastien interni. La mossa non serve ad aumentare la produzione offensiva (l’unico brivido per Sirigu resta un colpo di testa da rischio autogol di Burdisso dopo 9’), ma frena un po’ il Toro, che va negli spogliatoi senza aver più trovato un corridoio giusto.
FINALE IN DIECI — Proprio quando ci si aspettava che alzasse l’intensità dei suoi attacchi, il Toro invece si è un po’ spento: è successo dopo 9’ quando Ljajic ha chiuso una ripartenza tirando invece di servire il più libero Iago. Lì la squadra di Mazzarri ha perso un po’ di peso e ha dato coraggio al Chievo, che ha intensificato l’occupazione degli spazi sulle corsie. Le due occasioni migliori a quel punto sono state proprio della squadra di Maram, al 15’ con un colpo di testa di Bani su corner e al 31’ quando un’uscita difettosa di Sirigu su cross dalla sinistra di Hetemai ha offerto a Cacciatore la chance di una girata, mirata però malissimo. Il Toro ha ritrovato un po’ di coraggio solo nel finale, tanto più quando il Chievo è rimasto in dieci per un’espulsione diretta di Bani, dopo entrata molto avventata su Bonifazi: la chance per la vittoria in extremis se l’è costruita Ljajic, ma Sorrentino con il ginocchio ha slavato un punto prezioso soprattutto per la sua squadra.

Genoa-Crotone 1-0, Grifone quasi salvo. Per Zenga un k.o. che fa male



Nell'anticipo del 32° turno Var protagonista: annulla rigore su Medeiros, poi convalida il gol vincente di Bessa. I calabresi restano terzultimi


Il tuffo vincente di Daniel Bessa per l'1-0 Genoa. Ansa
Il tuffo vincente di Daniel Bessa per l'1-0 Genoa. Ansa
Vince 1-0 il Genoa, che così mette definitivamente in archivio il discorso salvezza, lasciando al Crotone tutte le pene della disperata corsa per restare in serie A. Il Genoa e la Var dominano l’avvio di partita. I rossoblù, grazie alla verve di Medeiros, occupano stabilmente l’area calabrese e le occasioni non mancano. La tecnologia interviene tre volte in meno di mezz'ora: prima chiarisce le proteste su una possibile deviazione di mano in area calabrese, poi cancella un rigore concesso da Irrati per atterramento di Medeiros da parte di Cordaz (la Var porta all’ammonizione per simulazione del portoghese), infine concede la rete a Bessa, su assist ancora di Medeiros, annullando i dubbi di fuorigioco. Il Crotone non può che subire, soffre all’indietro e crea pochissimo, nonostante le tre punte: l’unico brivido arriva al 40’, quando Perin, al rinvio, colpisce Simy, ma la palla finisce a lato della porta.
ASSALTO VANO — Si rende più pericoloso ancora il Genoa, con Bessa, che non centra la porta da buona posizione nel finale di primo tempo. Con il calo di Medeiros e l’ingresso di Barberis per Ajeti, gli ospiti nella ripresa riescono ad avanzare il loro baricentro, ma le insidie per Perin restano poche: un tentativo impreciso di Martella, una mancata deviazione di Simy su cross di Trotta e un palo scheggiato da Ricci, pescato però in posizione di fuorigioco. L’unico tiro in porta arriva da Trotta, al 35’ del secondo tempo, ma è centrale e prevedibile. Il Genoa, invece, sfiora il raddoppio con Cofie, impreciso, e con Bertolacci che, da ottima posizione, centra la traversa. Vani gli ultimi assalti dei calabresi, finisce 1-0 e Zenga resta terzultimo.

Atalanta-Inter 0-0: Spalletti non vince più, la corsa Champions si complica

Gomez e compagni spaventano Handanovic nel primo tempo, poi reggono nel secondo tempo. Il pareggio serve a poco a entrambe in chiave coppe europee


Mauro Icardi, 25 anni. LaPresse
Mauro Icardi, 25 anni. LaPresse
Finisce 0-0 tra Atalanta e Inter. Un punto che serve più all’Atalanta per restare nel gruppone di chi aspira all’Europa League piuttosto che all’Inter per spingere in chiave Champions.
FIATONE INTER — Non ci sono Petagna e Ilicic, squalificato e infortunato, quindi Gasperini rinfocola la sua vena giovanile e lancia Barrow (nato nel 1998) dal primo minuto. Spalletti deve rinunciare – seppur in panchina – a Candreva e così disegna un 3-4-3 parente stretto del 3-4-2-1. D’Ambrosio è il centrale di sinistra, Cancelo e Santon i terzini, Rafinha e Perisic alle spalle di Icardi ed entrambi portati a stringere e allargare a seconda delle esigenze. L’Atalanta è sistemata in maniera simile con Cristante e il Papu a fare la fisarmonica ai lati di Barrow. Dopo 5’ i bergamaschi mostrano un pezzo di calcio spettacolo: il Papu e Cristante dialogano, l’argentino arriva davanti a Handanovic e – cosa più difficile che semplice – calcia fuori. L’Inter inizia in affanno, con il fiatone, trascinata nella confusione dalla veemenza atalantina. Servono 18’ alla squadra di Spalletti per verificare l’esistenza della porta avversaria con un tiro di Rafinha che si chiude abbastanza al largo da Berisha. Un minuto dopo però Barrow, lanciato in profondità, mostra la differenza con una vera occasione da rete obbligando Handanovic a una parata decisamente di livello. L’Inter non sembra trovare le contromisure adeguate, Spalletti prova allora a invertire i due centrali difensivi mettendo D’Ambrosio sul Papu. Al 24’ Freuler si infila tra Gagliardini e Borja Valero prendendoli in contropiede e arriva quasi fin da Handanovic: il suo destro è assopito in due tempi dal portiere sloveno. Al 27’ un pallone perso ingenuamente da Cancelo lancia Gosens nel vuoto. Il suo cross trova Barrow che sul primo palo gira ma trova solo l’esterno della rete. Al 30’, su cross del Papu, Barrow chiama ancora Handanovic a una parata strepitosa. Il capovolgimento di campo mette in scena la migliore azione interista con Rafinha che manda in porta Perisic, stoppato solo dai riflessi di Berisha che alza in corner. Alla squadra di Spalletti non resta che giocare da provinciale, quindi in ripartenza, con lo stesso Ivan imbeccato da Gagliardini nello spazio. Il diagonale però svanisce di poco sul fondo. Il primo tempo finisce 0-0, unico lato positivo (senza meriti per Spalletti e soci) di una frazione che l’Inter ha giocato come la neve che scende soffice dal cielo sulla terra, dove Gasperini l’ha attesa con un pressing asfissiante. Il risultato è stato togliere luce a ogni portatore di palla interista costretto a barcollare nei coni d’ombra senza trovare il senso del discorso.
NIENTE GOL — Si ricomincia con Cornelius al posto di Barrow e quando l’Inter rientra in campo trova tutta l’Atalanta già schierata. Le ultime indicazioni di Spalletti e del vice Domenichini a Miranda e Skriniar fanno esplodere di fischi lo stadio. L’Atalanta abbassa la pressione e l’Inter prende una boccata d’ossigeno nei primi 15’. Quando Santon nota davanti a sé del campo, pare non crederci così al 16’ arriva fino al limite e ci prova di destro: palla fuori. I bergamaschi non sono più quelli del primo tempo e l’Inter sale poco alla volta. Rafinha, prima di lasciare il posto a Eder al 26’, spreca un’occasione clamorosa dall’interno dell’area calciando in curva un pregevole assist di Icardi. Gasperini al 35’ inserisce Castagne al posto di Gosens. La sberla di Eder al 36’ su punizione fa emergere un po’ di apprensione a Berisha che in volo respinge. Cinque minuti e Perisic prende un’ascensore sul cross di Eder, ma il colpo di testa non è preciso. Al 44’ l’ex Gagliardini va vicinissimo al gol con un sinistro chirurgico. Spalletti prova a cavalcare il momento positivo inserendo Karamoh per Santon al 45’. È Perisic che si abbassa sulla linea del centrocampo lasciando il francese libero di agire a destra. Dal continuo sbracciarsi nei vestiti esce sconfitto Spalletti dalla sua camicia, selvaggiamente fuori dai pantaloni. Il recupero non cambia niente, semmai sottolinea l’incapacità interista di segnare per la terza gara consecutiva. L’aggancio alle due romane a quota 60 punti è momentaneo e in casa nerazzurra si spererà per un derby da 1-2. Mezzo sorriso per l’Atalanta invece che dopo un gran primo tempo ha viaggiato saggiamente nella ripresa schivando guai senza violare troppo la difesa altrui. L’Europa resta lì vicino per la lunga volata primaverile.

ITALY: Serie A- finished




StandingsITALY: Serie A
10:00FinishedCagliari2 - 1Udinese 
13:00Finished Chievo0 - 0Torino 
13:00FinishedGenoa1 - 0Crotone 
15:45FinishedAtalanta0 - 0Inter

Dank Vollands Hattrick: Bayer düpiert die SGE

Dank eines 4:1-Erfolgs gegen Eintracht Frankfurt machte Bayer Leverkusen einen großen Schritt in Richtung Champions-League-Qualifikation. Schon vor der Pause hatte die Werkself etwas mehr vom Spiel, schoss die entscheidenden drei Tore von Volland indes erst in der Schlussphase.
Kevin Volland
Hattrick-Torschütze gegen Frankfurt: Kevin Volland.
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Bayer-Coach Heiko Herrlich war nach dem 4:1 in Leipzig am Montagabend zu einer Änderung gezwungen: Wendell (Bänderriss im Sprunggelenk) wurde durch Retsos ersetzt. Sven Bender konnte dagegen nach Sprunggelenksproblemen spielen. Kurzfristig vor Spielbeginn musste Herrlich auch noch Tah (muskuläre Probleme beim Warmmachen) ersetzen, Henrichs begann.
Frankfurts zum Saisonende scheidender Trainer Niko Kovac nahm im Vergleich zum 1:1 gegen die TSG Hoffenheim zwei Wechsel vor: Falette begann in der Abwehr statt Russ (Bank), zudem spielte Fernandes an Stelle des angeschlagenen Jovic (Prellung und Bluterguss an der Kniescheibe), der aber zumindest auf der Bank Platz nahm.

Fabian kontert Brandts Kopfball

Die Anfangsphase in Leverkusen war von taktischem Abtasten geprägt. Die Eintracht störte das Aufbauspiel der Werkself früh und effektiv und versuchte nach Balleroberung schnell umzuschalten. Lars Bender handelte sich nach einem Foul an Willems früh eine Gelbe Karte, und damit eine Sperre in einer Woche in Dortmund ein (8.). Erst nach einer knappen Viertelstunde nahm die Partie an Schwung auf. Nun gelang es Bayer besser, mit Tempo und Kombinationen in Strafraumnähe zum kommen. Volland scheiterte mit der ersten Gelegenheit im Spiel an Hradecky (13.).
Der zweite Angriff jedoch sollte bereits sitzen: Nach einem weiten Ball klärte Hasebe zu kurz, Havertz fand schließlich Brandt am ersten Pfosten, der per Kopf mit Hilfe des linken Innenpfostens das 1:0 erzielte (20.). Die SGE jedoch antwortete prompt. Wolf eroberte in der eigenen Hälfte den Ball und erhielt das Spielgerät vor dem Strafraum von Boateng zurück. Nach kurzem Richtungswechsel legte Wolf das Spielgerät mit Auge nach halblinks zum freistehenden Fabian, der Leno ins rechte Toreck überwand - 1:1 (23.).
Nach dem kurzen Schlagabtausch verflachte die Partie ein wenig, nun war bis zur Halbzeit wieder fast ausschließlich taktisches Geplänkel - wenn auch auf hohem Bundesliga-Niveau - im Mittelfeld angesagt. Ausnahme: Brandt verfehlte das Tor mit einem Aufsetzer aus der Distanz nur knapp (34.).
Kevin Volland (2.v.li.)
Bayer-Jubel: Kevin Volland macht seinen Hattrick mit dem 4:1 perfekt.
© Getty Images

Vollands Hattrick entscheidet

Nach der Pause stellte Herrlich auf ein 4-2-3-1 um, Henrichs rückte auf die linke Abwehrseite, Bailey in der Offensive nach rechts. Sofort übernahm die Werkself gegen nun sehr passive Frankfurter nach Wiederbeginn die Initiative. Bailey scheiterte mit einem Distanzschuss an der Querlatte (52.). Nur wenig später scheiterte der zuvor noch von Hasebe gehaltene Volland mit einem satten Schuss an Hradecky (58.). Zwar reagierte auch Kovac und stellte auf 4-4-2 um, doch an der Überlegenheit der Werkself änderte sich nichts.
In den letzten 20 Minuten erhöhte Leverkusen noch einmal Druck - und wurde belohnt! Havertz leitete ein Zuspiel von Baumgartlinger mit dem Absatz in den Lauf von Volland weiter, der frei vor Hradecky das längst verdiente 2:1 erzielte (71.). Damit noch längst nicht genug: Wenig später brachte Brandt Joker Bellarabi halbrechts ins Spiel, der Volland in der 76. Minute den zweiten Treffer auflegte - die Vorentscheidung. Kurz vor Schluss gelang Volland auf fast identischem Wege, diesmal hatte Kohr Bellarabi halbrechts ins Spiel gebracht, das 4:1 und damit gleichzeitig ein Hattrick (88.).
Für die Werkself geht es bereits am Dienstag (20.45 Uhr) mit dem Pokal-Kracher gegen den FC Bayern München weiter. In der Liga kommt es dann am Samstagabend (18.30 Uhr) zum Spiel bei Borussia Dortmund. Frankfurt ist am Mittwoch (20.45 Uhr) ebenfalls im Pokal-Halbfinale auf Schalke gefordert und trifft anschließend am Samstag (15.30 Uhr) auf die Hertha.

Selkes Drei-Minuten-Doppelpack für die Geschichtsbücher


Hertha BSC beendete gegen den 1. FC Köln eine Serie von fünf sieglosen Heimspielen sowie drei Auftritten im Olympiastadion ohne eigenen Treffer. Dabei mussten die Hauptstädter zunächst einem Rückstand hinterherlaufen und sich nach 45 Minuten Pfiffe der eigenen Fans gefallen lassen. Nach dem Seitenwechsel benötigte Angreifer Selke nur drei Minuten für die Wende und sicherte sich sogleich seinen Platz in Herthas Geschichtsbüchern.
Leonardo Bittencourt (re.) trifft zum 1:0
Das ging ratzfazt: Leonardo Bittencourt (re.) vollendete einen blitzschnellen Vortrag des FC zum 1:0.
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Hertha-Trainer Pal Dardai wechselte im Vergleich zum 1:2 in Gladbach doppelt: Ibisevic und Skjelbred spielten für Lustenberger (Knieprobleme) und Maier (Bank).
Beim FC gab es derweil nach dem 1:1 gegen Mainz drei Veränderungen: Stefan Ruthenbeck vertraute auf Sörensen, Zoller und Pizarro für Klünter, Koziello und Terodde.

Horn nach 20 Sekunden gefordert

Nach zuletzt drei Heimspielen ohne eigenes Tor wollte es die Hertha gegen das Tabellenschlusslicht deutlich besser machen: schon nach 20 Sekunden prüfte Kalou Horn, der den Ball um den Pfosten herum lenkte. Die Kölner, die im 4-1-4-1 begannen, versteckten sich aufgrund ihrer misslichen Lage keineswegs defensiv. Über den gerade zu Beginn sehr aktiven Zoller liefen fast alle schnellen Angriffe, zunächst aber ohne Abschluss. Für den ersten Torschuss des FC sorgte kurz darauf Osako, doch Jarstein hielt den Kopfball des Japaners fest (12.).
Doch nach der vielversprechenden Anfangsphase verflachte das Niveau zusehends, dazu musste FC-Coach Ruthenbeck früh erstmals wechseln: Für Zoller ging es nicht mehr weiter, sodass Cordoba eine Bewährungschance erhielt. Der Kolumbianer übernahm ganz vorne im Angriff, Pizarro ließ sich dagegen etwas fallen. Diese Veränderung sollte sich schon bald bezahlt machen: Nach einem Horn-Abstoß verlängerte Cordoba den langen Ball per Kopf in den Lauf von Bittencourt, der erst Weiser abschüttelte und dann auch noch Jarstein zur FC-Führung überwand (29.).

Harmlose Hertha

Eine direkte Antwort der Herthaner blieb aus, weil es den Angriffen der Dardai-Elf häufig an Tempo und Präzision fehlte. Am brenzligsten wurde es für Horn und Co. nach einer Plattenhardt-Flanke von der linken Seite, die Ibisevic im Zentrum denkbar knapp verpasste (39.).
Mit Leckie, aber ohne Weiser kam die Dardai-Elf aus der Kabine. Doch nicht der Australier, sondern Angreifer Selke sollte nach dem Seitenwechsel im Fokus stehen. Denn der 23-Jährige traf zwischen der 49. und 52. Minute gleich doppelt für die Alte Dame und drehte damit in nicht einmal 180 Sekunden den Spielverlauf komplett um. Obendrein erzielte er die Berliner Bundesliga-Heimtreffer 999 und 1.000.
Dem FC merkte man eine gewisse Schockstarre an, die Angriffe der Ruthenbeck-Elf waren selten und zumeist ohne Durchschlagskraft. Der für Pizarro eingewechselte Risse war zwar bemüht, brachte aber letztlich auch nicht den gewünschten Erfolg.

Cordoba vergibt die letzte Chance

Die Berliner taten in der Schlussphase nicht mehr als nötig, lauerten auf einen entscheidenden Konter. Weder Selke noch Schieber konnten eine Vorentscheidung herbeiführen, sodass sich Cordoba nach Starks Ballverlust die Riesenmöglichkeit zum Ausgleich bot, aber der Kolumbianer lupfte über Keeper und Tor (87.).
Für die Hertha geht es am nächsten Samstag (15.30 Uhr) mit dem Auswärtsspiel in Frankfurt weiter. Köln hat tags darauf (18 Uhr) den FC Schalke 04 zu Gast.

Drei Scorerpunkte! Wagner nutzt seine Chance eindrucksvoll

Der FC Bayern München bleibt in der Bundesliga das Maß aller Dinge: Am Samstagabend ließ der Rekordmeister Gegner Gladbach trotz frühem Rückstand keine Chance. Eine Hauptrolle beim 5:1-Erfolg kam Lewandowski-Ersatz Wagner zu.
Ihn bekam die Gladbacher Defensive kurz vor der Pause nicht in den Griff: Bayerns Torjäger Sandro Wagner.
Ihn bekam die Gladbacher Defensive kurz vor der Pause nicht in den Griff: Bayerns Torjäger Sandro Wagner.
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Bayern-Coach Jupp Heynckes warf nach dem 0:0 gegen Sevilla, das fürs Champions-League-Halbfinale reichte, die Rotationsmaschine an: Nur Ulreich, Kimmich, Hummels und Müller gehörten erneut zur Startelf. Süle, Alaba, Rudy, Tolisso, Thiago, Juan Bernat und Wagner ersetzten Boateng, Rafinha, Javi Martinez, James, Robben, Ribery und Lewandowski.
Gladbachs Trainer Dieter Hecking stellte nach dem 2:1 gegen Hertha BSC dreimal um: Herrmann (Außenbandriss im Sprunggelenk), Stindl (5. Gelbe) und Cuisance (Bank) wurden durch Hazard, Hofmann und Drmic ausgetauscht.

Drmic vernascht Süle

In den ersten Minuten erinnerte sich die Borussia wohl an den 2:1-Hinspielsieg und agierte extrem mutig. Das schlug sich auch in den Zahlen nieder: 58 Prozent Ballbesitz und 62 Prozent gewonnene Zweikämpfe konnten die Fohlen verzeichnen. So war auch das frühe 1:0 nicht ganz unverdient: Hofmann bediente Drmic, der Süle alt aussehen ließ und die Kugel ins lange Eck schlenzte (9.). Eine direkte Antwort des Rekordmeisters blieb aus, zu selten fanden die Bayern Lücken in der gut sortierten Hintermannschaft der Gäste.

Müller bereitet doppelt vor

In der 16. Minute half dann ein Geniestreich von Thiago: Der Spanier hob die Kugel über die Abwehr in den Lauf von Müller, der sein Ziel per Direktabnahme nur um Zentimeter verpasste. Auf große Chancen warteten die Bayern-Fans anschließend aber vergeblich, auch wenn die Ballbesitzwerte in die Höhe schnellten. In der 37. Minute war es dann aber doch passiert: Der aufgerückte Süle steckte sehenswert mit Außenrist durch, Müller legte quer - und Wagner stellte aus kurzer Distanz das 1:1 her. Ein Remis konnte die Borussia schließlich nicht mit in die Kabine nehmen, weil Müller das Leder erneut in den Strafraum hob, wo Wagner sich im Luftkampf durchsetzte. Sommer verpasste bei seiner Flugeinlage den Ball - 1:2 (41.).

James kommt und trifft den Pfosten

Mit dem Seitenwechsel holte Heynckes den zweimaligen Vorbereiter Müller vom Feld und brachte dafür James (46.). Das Spiel veränderte sich deswegen nicht, die Bayern blieben dominant und legten sich die Borussia zurecht. Kein Wunder, dass es wenig später schon 3:1 stand: James schickte Tolisso, der Wagner bediente. Der Doppeltorschütze scheiterte noch an Sommer, doch Thiago setzte nach und erhöhte (51.).

Hecking wechselt doppelt

Die Gäste machten ein wenig den Anschein, als würden sie sich ihrem Schicksal ergeben. Nach der nächsten feinen Kombination traf James nur den linken Pfosten (53.). Weil auch in der Folge zu wenig von der Borussia kam, griff Hecking von außen ein: Cuisance und Grifo ersetzten Torschütze Drmic und Vorbereiter Hofmann (65.).

Alabas Hammer

Viel besser wurde es deswegen allerdings nicht, die Bayern erhöhten gar auf 4:1. Hazard griff Alaba nur zaghaft an, der Österreicher donnerte das Leder mit rechts ins rechte untere Eck (67.). In den letzten 20 Minuten ließen es die Münchner dann deutlich ruhiger angehen, beindruckten aber mit Spielfluss und 94 Prozent Passquote. Ein Tor gab es auch noch: Kimmich fand Joker Lewandowski, der Sommer vom linken Fünfmetereck überwand - 5:1 (81.). Dabei blieb es schlussendlich auch.
Für die scheinbar unaufhaltsamen Bayern geht es bereits am Dienstag (20.45 Uhr) mit dem Pokal-Halbfinale in Leverkusen weiter. In der Liga wartet anschließend am Samstag (15.30 Uhr) das Gastspiel bei Hannover 96. Gladbach will am Freitag (20.30 Uhr) gegen den VfL Wolfsburg Wiedergutmachung leisten.